IL PARCO DELLA CELLULOSA ANCORA NEL LIMBO

15 ottobre 2011
IL PARCO DELLA CELLULOSA ANCORA NEL LIMBO

La Storia.

In ogni nazione del mondo ve n’è una unica e personalissima, ma senza peccare di superbia  si può affermare con certezza che l’Italia ne ha una da far impallidire ogni altro Paese. Chi può vantare così tanti secoli ricchi di cultura, scoperte, conquiste e scienza alzi la mano.

La storia, come confermano i testi, è divisa in periodi caratterizzati da usi e costumi spesso diametralmente opposti, e probabilmente quello nel quale viviamo è il più burocratizzato, politicizzato ed autodistruttivo. Nulla oggi si crea senza prima disperdere per gli uffici preposti centinaia di incartamenti e procedure macchinose, eredità scomoda di un passato da gestanti del diritto.

Ed ironia ha voluto che il luogo dove sessanta anni fa ha avuto inizio uno studio per una più efficiente produzione delle materie prime quali la cellulosa, alla quale il Parco deve direttamente il nome, da essa stessa, o meglio da un suo prodotto, la carta, sia tenuta in ostaggio. E nel rispetto della tradizione nostrana, anch’esso può vantare una storia degna di essere raccontata, fatta di conquiste e disfatte, gioie e delusioni. Brevemente se ne ripercorreremo qui i tratti salienti.

Si parte dal 1935, in pieno periodo autarchico, quando venne fondato l’ENCC, (Ente Nazionale Cellulosa e Carta) nato per lo studio e lo sviluppo di tecniche atte ad un più agevole utilizzo delle materie prime nazionali per la produzione della cellulosa, ma solo nel 1952 nasce  il Parco della Cellulosa come area preposta alla sperimentazione, con un’ estensione di 91 ettari, affidati in proprietà all’ENCC.

Nonostante l’ente avesse una distribuzione territoriale molto fitta attraverso una rete di aziende agricole sparse in tutta Italia, due soltanto erano gli istituti di ricerca di valore internazionale: l’Istituto di sperimentazione per la Pioppicoltura di Casale Monferrato (Alessandria) ed il Centro di Sperimentazione Agricola e Forestale di Roma (CSAF).

Il primo votato allo studio e alla coltivazione del pioppo per ricavarne un legno dalle qualità superiori; il secondo, istituito nel 1953, denominato l’ovile, con una estensione di circa 77 ettari, area dedicata alla sperimentazione sul campo dei ricercatori situati in via di Casalotti 300 presso gli attuali stabili dell’ICRAM (Istituto Centrale per la Ricerca scientifica Applicata al Mare sotto la vigilanza del Ministero dell’Ambiente) noto ai molti per la sua posizione e per le vicende passate che lo hanno visto protagonista della protesta dei ricercatori ICRAM stanziatisi sul suo tetto, ma soprattutto per la battaglia che da anni comitati e cittadini perpetrano per l’acquisizione da parte del comune dei 12 ettari di verde, (l’acquisizione estromette i 2 ettari supplementari dell’area degli edifici ICRAM di via di Casalotti 300) un tempo dedicati alla ricerca, ora abbandonati nelle mani delle lungaggini burocratiche.

Col trascorrere dei decenni la situazione dell’ente si è fatta sempre più precaria: nel 1979 il Parco è stato affidato alla SAF (Società Agricola e Forestale per le Piante da Cellulosa e da Carta) un’altra società del gruppo ENCC. Ma con l’avvento degli anni 90 arrivarono anche gli scontri con la CEE che commissariò l’ente per dei finanziamenti statali, ultima àncora di salvezza di una delle società gestite dal gruppo.

L’ENCC fu sempre finanziato con una tassa pagata dagli industriali del settore grafico cartotecnico. Nel 1956 il contributo era di una lira per ogni chilogrammo di cellulosa prodotta o importata e del 3% sulla produzione e l’ importazione di carte e cartoni.

Nel 1991 la CEE ha giudicò l’applicazione del contributo incompatibile con le regole del mercato comune per le diversità di trattamento tra le importazioni di carta, soggette alla tassa, e le esportazioni italiane che hanno sempre beneficiato dell’ esenzione. La risposta fu il decreto legge del 1 marzo 1992 che stabilì, insieme alla riduzione dell’ ammontare, la non applicabilità del contributo all’ importazione dagli altri Paesi della comunità

Il destino oramai era segnato, e con le leggi di scioglimento dell’ENCC e delle società controllate, (n.595/1994 e n.337/1995) tutti i beni vennero riuniti e posti sotto un commissario liquidatore. Successivamente la parte di Parco situata tra via di Casalotti 300 via di Santa Seconda e via della Cellulosa venne affidata in comodato d’uso all’ICRAM sotto la vigilanza del Ministero dell’Ambiente. Ma tra il 2000 ed il 2001 comodato scadde e attualmente l’ICRAM paga un’ indennità di occupazione all’IGED (Ispettorato Gestione Enti Disciolti).

Oggi l’ICRAM si trova alla fine della sua attività e le sue strutture sono soggette ad un curatore fallimentare (la società Ligestra Due s.r.l. del gruppo Fintecna) che si occupa della liquidazione dei beni un tempo appartenuti alla ENCC.

Nonostante l’attività dei ricercatori che con il tempo è andata diminuendo per cause delle quali non si discuterà in questa sede, non bisogna dimenticare che in questi anni di lavoro e ricerca, gli scienziati del Parco della Cellulosa hanno immagazzinato una delle più imponenti raccolte dati, tale da porlo ai vertici d’Europa, sicuramente la più grande collezione a livello nazionale.

La volontà di cedere l’area al patrimonio pubblico è stata palesata più volte sia da Riccardo Taddei, presidente dell’ex Ente Cellulosa e Carta, sia dal Ministero del Tesoro, ma dopo quattro anni dallo stanziamento dei fondi ancora nulla si è risolto.

Con il comunicato inviato alle istituzione in data 12 maggio 2005, è venuto a costituirsi il Comitato Promotore del Parco della Cellulosa, attuale punto di riferimento nella lotta per l’acquisizione e principale artefice delle conquiste ottenute finora, tra cui si può annoverare il D.L.R. n.165 del 11/05/2006 con il quale  il Parco della Cellulosa, da area di ricerca scientifica divenne Monumento Naturale, vincolando il comune di Roma ad escludere l’area dal Programma Integrato, scongiurando così le ipotesi di edificazione emerse in quel momento.

Il 30/11/2007 il Comitato incontra Roberto Morassut in Comune. L’Assessore conferma che sono stati stanziati 2.5 milioni di euro per l’acquisto, la progettazione e la realizzazione del Parco, ma la Giunta di Veltroni non acquisì mai il Parco nonostante i fondi. La Giunta Alemanno invece, nel 2009, toglie addirittura un milione di euro, al precedente stanziamento. La situazione si complica. Ma non tutto è perduto. Nonostante la decurtazione il Parco è ancora acquisibile al Patrimonio, grazie al cambio di destinazione di una particella particolare, la particella 45, che risultava edificabile (l’area che si estende verso il grande edificio al termine di vicolo della cellulosa, partendo dai giochi dei bimbi) e valutata poco meno della decurtazione dei fondi.

Come dichiarato più volte da amministrazione e associazioni (l’ultima volta nella riunione nel casale del parco il 4 agosto scorso) le carte per l’acquisizione sono pronte da marzo del 2011, c’è la volontà delle parti a contrarre, sono stati stanziati i fondi statali eppure tutto è fermo, congelato.

Il legale rappresentante dell’ENCC però, nella riunione del 30 luglio, ha dichiarato che entro la fine di quest’anno si arriverà alla firma. La fiducia di fronte ad un impegno pubblico non manca, ma dopo tanti rimandi e proroghe è lecito adottare la politica di S.Tommaso.

A fare un po’ di chiarezza, è giunto l’incontro del 28 settembre scorso, tra l’assessore Federico Guidi e il Comitato Promotore del Parco, alla presenza delle tre commissioni: Ambiente, Patrimonio e Bilancio. Nel corso della riunione è stato scovato il famigerato problema burocratico in seno all’ufficio Patrimonio all’Ambiente, che non deliberava il rilascio dei fondi per mancanza di un progetto sull’area, non previsto dal regolamento. E questo è senz’altro un bene.

Da una stima aggiornata però, sembrerebbe che il valore del parco non si attesti più su 1.200.000€ bensì su 2.100.000€, portando i fondi stanziati dal comune in difetto di 600.00€. Arrivati a questo punto, o la Ligestra 2 si accontenterà dei fondi attualmente disponibili, oppure dovrà partire una nuova caccia al tesoro per reperire i fondi mancanti, forse presenti nella delibera di bilancio n.111 del comune di Roma.

Il rischio maggiore in cui si incorre ora è quello di farsi sopraffare dal tempo che passa e subire passivamente la distrazione dei fondi rimanenti verso altri progetti, soprattutto ora che la legge 167 sull’edilizia agevolata aleggia sulle sorti del Parco.

La giacenza protratta per quattro anni ci consegna un pericoloso stallo che potrebbe mandare in fumo anni di impegno e sacrificio di comitati e cittadini. Adesso più che mai occorre una coesa partecipazione di tutti gli abitanti di questo spicchio di Roma trasformato in un dormitorio. E’ giunto il momento che ogni cittadino che crede in questa causa avverta un obbligo morale verso le generazioni future e si adoperi, nei limiti delle sue possibilità, per dimostrare che il Parco è un bene a cui nessun cittadino, per nessuna contropartita, può rinunciare.

Il 29 Settembre è stato rinnovato il comodato d’uso gratuito al Comitato Promotore del Parco, istituito la prima volta a gennaio 2011, poi rinnovato fino al 30 giugno e congelato per l’estate.

Non si pensi che sia una conquista, anzi, è solo un prolungamento del Limbo.